VISTI DA...

 

Una serie di profili spiritosi su:

Franco Boggero - Augusto Forin - Marco Spiccio
Donatella Ferraris - Sandro Signorile
Patrizia Biaghetti - Paolo Spiccio - Marzio Angiolani

 


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FRANCO BOGGERO

Pier Lambicchi

Franco è una sorta di fumetto, un personaggio d'altri tempi e d'altri luoghi, inventato dalla fervida fantasia di qualche autore umorista inglese del secolo scorso, e scaraventato oggi a Genova, in Italia, nel mondo per uno strano cortocircuito tra le maglie del destino, o per uno scherzo giocoso dell'Ingegnere del Piano di Sopra.

Occhialini tondi, farfallino scuro e camicia bianca, mentre ti parla strizza gli occhi ed alza le sopracciglia, cambia le inflessioni della voce, muove le mani con continuità ma anche con moderazione, insomma interpreta i personaggi, disegna situazioni e quadretti senza mai perdere per un solo istante la compostezza e l'equilibrio del gentiluomo.

Forse non ne è neppure troppo consapevole, ma quando racconta ha uno straordinario talento comico, probabilmente proprio grazie ai suoi piccoli tic, al modo in cui muove le mani e le sopracciglia in un'unica danza ritmata, ma soprattutto grazie a quelle lenti tonde che lo separano dalla realtà, e la deformano, la stravolgono, la rendono divertente.

In virtù della propria ironia e delle piccole nevrosi che coltiva amabilmente come i vasi del suo terrazzo, riesce a leggere e raccontare l'ironia e le piccole nevrosi della vita. Come nelle sue canzoni.

Bisogna però ammettere che ha una personalità un po' complessa. È il tipico generoso che non bisogna troppo istigare, perché capace di reazioni temporalesche e di ire fulminee, anche se passeggere. Sembra al primo sguardo riflessivo e compassato, ma in effetti è capace di slanci impensabili, di tuffi spericolati e voli senza rete. Come quando ha ripreso a suonare e cantare dopo vent'anni di inattività, e si è poi unito a Spiccio e Forin per provare a costruire qualcosa di più importante.

Ha un mestiere che porta addosso con la naturalezza con cui porta le sue camicie usate: è storico dell'arte per il Ministero dei Beni Culturali, ma è di quegli storici dell'arte che viaggiano con il loro zainetto attraverso piccoli paesi dell'entroterra e antiche chiese sconosciute, per curare restauri e mostre, ma soprattutto per cercare l'arte dove appare più vera: in mezzo alla gente, agli assessori di un minuscolo comune che parlano solo il dialetto, ai sindaci che ti ringraziano con una bottiglia del loro olio, cercando di restituire l'opera alle persone che l'hanno sotto casa, così che il restauro di un Canavesio può diventare motivo di una grande festa di paese, tra focacce, fave e bottiglie di vino buono.

Se poi volete incontrarlo, basta che lo cerchiate nei ferramenta dei vicoli o dai falegnami nel centro, con in mano un bigliettino fitto di misure in centimetri ed idee strampalate (l'ultima è un grande vassoio sospeso sulla testa di chi sta in cucina - ribattezzato dai maligni Alabarda Spaziale o Spada di Damocle -, per metterci pentole e tegami. Noi, terrorizzati, abbiamo provato a dissuaderlo, invano). Già, perché il nostro Franco sembra aver finalmente trovato l'anima gemella, Marianne, ed ora è tutto intento a costruire il nido per la coppia. Quindi se doveste mai invitarlo, attenti che non esca da casa vostra con una mensola o un divano nel becco. A noi è già successo!

Intanto, però, lui resta e resterà per sempre il nostro Gentleman...

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analisi linguistica

Marzio Angiolani


AUGUSTO FORIN

Pier Lambicchi

La prima volta che ho visto Augusto ho subito pensato a quando mia madre mi raccontava da bambino storie di orchi e uomini neri.

Alto, robusto (anche se non quanto Sandro!!!), la barba lunga ed incolta, il viso serio e quella tirchieria tutta genovese nello spendere anche poche parole.

Siccome difficilmente parla di sé, ho iniziato a conoscerlo attraverso i testi delle sue canzoni, ma penso di averlo capito soltanto una sera a cena, quando con il grembiale da massaia, in mezzo ai cadaveri di bottiglie vuote di vino, è riuscito a tramutare in polpette un risotto ai funghi di sei giorni prima. O forse quando l'ho visto non riuscire più a tenere gli occhi aperti, per aver passato le notti a reggere la flebo al suo amato gatto.

Come un tennista degli anni trenta, ha la battuta secca e pungente; la fa attendere e sospirare per tutta la sera, ma poi arriva immancabile e definitiva. Ha soprattutto la capacità straordinaria di adattarsi alle situazioni, parare i colpi e virare in tempo, come quando sul palco reagisce agli imprevisti, con la tranquillità di un santone sui carboni ardenti.

Fa ciò che gli piace fino in fondo, senza paura di dover cambiare; e così non stupisce che sia diplomato in odontotecnica, abbia frequentato le facoltà di medicina e biologia, e adesso lavori con Patrizia come fotografo e grafico.

Rincorre palchi e pedane da una vita: ha suonato jazz, ballo liscio, canzone d'autore, passando dalle balere al Premio Tenco.

Lui e Max Manfredi sono le uniche persone sulla terra ad essere sopravvissute dopo un'esposizione pluriennale all'influenza di Spiccio. Penso che la sua capacità di chiudersi al mondo e dormire con gli occhi aperti lo abbia aiutato molto.

È il nostro guru, o meglio la nostra Sfinge...

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analisi linguistica

Marzio Angiolani


MARCO SPICCIO

Pier Lambicchi

Cercare di descrivere Marco Spiccio con queste poche parole è come tentare di fermare il vento usando un retino da farfalle.

Il volto rubicondo, l'animo instabile e passionale, la barba grigia ed incolta, Marco affronta il mondo spedendo il proprio sguardo in avanscoperta, con gli occhi sporgenti quasi ad afferrare ed aggrapparsi alle cose intorno che lanciano raggi perforanti e mortali come un laser. Ma dagli occhi partono anche le saette, meno incisive ma forse più letali, della passione, tanto che tra le rappresentanti del gentil sesso è ormai divenuto proverbiale il suo famigerato sguardo spermatico (!?!).

Marco è stato il primo a farmi capire che cosa sia un musicista, e lo ha fatto a modo suo, senza rendersene conto. Reduci da una di quelle nostre cene che si risolvono in banchetti dionisiaci e baccanali, parlava con la passione, il fervore, la follia, e la pesantezza che solo lui sa usare, e i suoi concetti uscivano goffi e claudicanti, a tratti mortificati. Fatto oggetto del nostro dileggio, e soprattutto reso bersaglio del lancio di oggetti contundenti, si è offeso e risentito, e sedendosi al piano con il broncio di un bambino privato del ciuccio ha lasciato le dita pascolare liberamente tra i tasti. Non è facile spiegare perché tutti siamo rimasti in silenzio ad ascoltarlo, ma soprattutto è quasi impossibile far credere come davvero in quegli istanti le parole lacerate ed incomprensibili di pochi istanti prima si fossero tramutati in una lettera appassionata, in un messaggio più vero e reale.

Marco per me è questo, corretto e quasi colto, ma goffo tra lessico e sintassi, riesce a parlare con gli occhi invasati e le dita agili. Insegue continuamente suoni e note, e se non ascolta distratto è perché si è perso tra le pieghe di qualche nuovo arrangiamento.

Ha un senso commuovente dell'ospitalità: trova una sedia ed un bicchiere per chiunque, anche quando le presenze numeriche sembrano proibitive, e non lascia uscire nessuno senza averlo scortato fino all'ascensore (sono famosi i suoi discorsi per la tromba delle scale) e senza avergli aperto il portone.

Ha le sue idee grandiose ed utopiche, ma a differenza di molti lotta fino in fondo per realizzarle (ovviamente poi i successi sono rari, ma qualche volta strappa un pareggio). Cerca di leggere il futuro tra le pieghe delle riviste americane per guadagnare terreno e trovarsi in testa nel momento giusto. Certo, qualche volta sembra più che altro che legga i fondi del caffè, e le sue previsioni potrebbero essere uscite da una sfera di cristallo più che dal Times, ma intanto ha il sorriso, la forza ed il coraggio dei folli, ed è il nostro insostituibile, indispensabile ed immarcescibile Don Chisciotte...

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Marzio Angiolani


DONATELLA FERRARIS

Pier Lambicchi

Qualcuno tra i nostri eroici lettori ha idea di cosa significhi essere l'unica ragazza presente sul palco e alle prove? (già, perché Patrizia rifugge entrambe le situazioni con una rapidità ed astuzia da volpe esopica).

La nostra povera Donatella viene sottoposta agli scherzi più incivili, alle battute più imbarazzanti, insomma a quella goliardia patologicamente virile da spogliatoio di cui tre uomini (vengono esclusi di diritto l'inappuntabile Franco ed il buon sottoscritto) mezzi ubriachi ed in pieno delirio musicale ed artistico siano capaci.

Santa Donatella Martire sopporta con pazienza biblica e smisurato senso dell'umorismo, lasciando trasparire solo raramente una smorfia degli occhi che tradisce quel misto di disprezzo e compassione nei riguardi degli incauti compagni d'avventura. Eppure è sempre allegra e divertita, e allieta le cene con confezioni di stranissimi cioccolatini e scatole di sigari souvenir dell'ultimo viaggio in Olanda.

Ma oltre che vittima è anche musicista. Uscita dal conservatorio, suona il violoncello nelle situazioni più diverse, dalla nostra canzone d'autore alla musica antica, dalla musica irlandese (con Sandro fa parte dei Myrddin) alla musica classica.

Insomma punta su vari tavoli (tra l'altro è assidua giocatrice di borsa, e con Marco intavola sorprendenti discussioni di macroeconomia) con coraggio ed abnegazione.

In questi ultimi tempi è allietata da un lieto evento: da alcuni mesi è in dolce attesa... del nuovo violoncello che il liutaio sta forgiando, per realizzare il sogno di una vita.

Me ne ha parlato con gli occhi quasi umidi che sorridevano, mi ha detto della scelta del modello e della verniciatura, di come gli ha già dato un nome, e non riesce a pensare ad altro che alla prima nota che ne uscirà, quel suono dolce e perfetto inseguito da sempre.
Ed io riesco solo a sfiorare ciò che sente, io che posso solo scrivere ed ascoltare parole, ma vederla stringere lo strumento ed impugnare l'archetto mi ha fatto capire un po' meglio quello che pensavo fosse solo un violino troppo grosso per essere tenuto in spalla.

Per questo suo dolce senso materno, e per tutto il resto, lei è la nostra Damigella...

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Marzio Angiolani


SANDRO SIGNORILE

Pier Lambicchi

Sandrus Robustissimus porta in giro i suoi bicipiti mastodontici come una ragazza si porta addosso il bel seno. Ma il suo sorriso un po' ingenuo sbaraglia il campo da ogni sospetto di civetteria.

Lui è robusto (ma molto robusto) non per spalmarsi l'olio al mare, o farsi guardare in canottiere attillate, ma perché lo spirto guerrier ch'entro gli rugge ha voluto così. Ultimo cavaliere senza macchia e paura, difende i deboli e le fanciulle, sventa le risse notturne nei pub, carica le enormi casse che ci portiamo dietro, e solleva senza sforzo le pesantissime tastiere. Gioca a rugby e tifa Inter, con una tale foga e decisione che non mi lascia spazio e coraggio per commenti ironici.

Qualcuno dei miei quattro lettori si starà chiedendo cosa ci azzecchi con un gruppo di cantautori.
Ebbene, dimenticavo di dirvi che Sandro è musicista di sangue e professione (fa parte anche dei Myrddin e dei Vagabond Shoes). Suona i plettri, e vederlo sul palco, così grosso e potente, maneggiare mandolini e bouzuki è come avere di fronte un ippopotamo che si mette lo smalto alle unghia dei piedi. Eppure le dita scelgono agili le vicinissime corde, e le braccia sorreggono delicatamente il lieve strumento.

Ma dovreste guardarlo negli occhi dietro ad un vecchio tavolo di legno e ad un boccale di buona birra irlandese, per capirne il cuore celtico e l'animo grande almeno quanto i pettorali.

Intanto ci protegge dai creditori e dai malintenzionati, perché in fondo è il nostro Vichingo...

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Marzio Angiolani


PATRIZIA BIAGHETTI

Pier Lambicchi

Patrizia si presenta con un sorriso confortante e accogliente, ma non bisogna fidarsi: bastano pochi minuti e poche briciole di confidenza per capire l'inganno.

Sarcastica e un po' cinica è la vera castigatrice dei nostri cattivi costumi. Riesce con scaltrezza a cogliere le debolezze di ognuno, e con il suo umorismo affilato non perde mai occasione per ridimensionare puntualmente le nostre pose e manie da artisti (!).

Cavalca l'ironia, ma ne conosce il confine, e sa quando una parola buona o solo qualche istante di silenzio servono a rimettere le cose a posto, a ristabilire le distanze, prima di riprendere a scherzare.

Fugge dalle riunioni per frequentare il Cineclub, ma soprattutto per risparmiarsi i discorsi di Spiccio, le prove e tutto il resto.

In realtà quando serve c'è sempre, ed è indispensabile, in un gruppo di mezzi nevrotici, per la calma straordinaria con cui affronta i problemi. Inoltre come fotografa e grafica mette a disposizione l'occhio e il buon gusto, la creatività e quell'arte magica e misteriosa dell'immagine.

Lei ed Augusto sono le due metà di una vita sola (anche se Augusto è quattro volte più grosso!), ed è anche grazie a loro se credo sinceramente nel matrimonio (ovviamente è del tutto irrilevante il fatto che loro due non siano sposati...).

Per l'ironico cinismo ed il giudizio sempre lucido ed a volte impietoso,
non può che essere il nostro
Grillo Parlante...

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Marzio Angiolani


PAOLO SPICCIO

Pier Lambicchi

Paolus Spiccius Acusticus è il nostro tecnico del suono, tecnico delle luci, tecnico di scena, commissario tecnico, meccanico, idraulico, elettricista e falegname.

Ha tasche più capienti della borsa di Eta Beta, e nella mano destra stringe sempre una pinza, un paio di forbici, un rotolo di nastro isolante ed un flacone di Valium per i momenti difficili del fratello.
Perché se il nome latino vi ha ingannati, dovete sapere che il povero Paolo si trascina sulle spalle, come la nota croce, il più stretto dei vincoli di parentela con il nostro funambolico Marco (Spiccio). Ma mai cognome fu più mendace. I due fratelli sono distanti anni luce: Paolo è calmo, riflessivo, presente e concreto, racconta con tono pacato, si capisce di sport, ed è un saldo punto di riferimento per tutti. Marco, invece... bé, di lui abbiamo già detto!

Ricorderò sempre quando a Ventimiglia io e Paolo siamo stati inviati in fretta a furia a ritirare le luci, senza conoscere la strada e la città. Ovviamente dopo quattro minuti ci eravamo già persi, abbiamo navigato a vista per pochi metri, finché ci siamo trovati irreparabilmente davanti ai caselli dell'autostrada che ci avrebbero fatto uscire dalla città, ed impedito di compiere la missione. Per la prima volta ho visto in fondo ai suoi occhi quel barlume di follia che Marco sprizza da ogni poro. Tutto è stato rapidissimo, ed io mi sono trovato con in mano il cordone e le boe che dividono le due corsie dell'autostrada, mentre Paolo con gli occhi fissi faceva un'inversione da codice penale. Da allora io porto con me un po' dell'orgoglio e dell'audacia del ladro di galline, e lui rimarrà per sempre il mio astuto complice.

Così al prossimo concerto spostate per un attimo lo sguardo dal palco, e guardate fisso verso il mixer: distante dai riflettori, in un angolo un po' più buio, Paolo si destreggia con agilità e competenza tra interruttori e volumi, una piletta in bocca per farsi luce, una pinza ed il Valium a portata di mano (perché non si sa mai!), e quella calma straordinaria che rende tutto più facile.

Perché lui è il nostro Uomo col cacciavite, il nostro insostituibile Paolus Acusticus...

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Marzio Angiolani


MARZIO ANGIOLANI

Pier Lambicchi

Solo per il fatto che si sia impegnato a scrivere una tesi di laurea sui cantautori genovesi e che abbia dedicato sia a me che a Franco due capitoli di tale opera lo fa uno dei giovani più promettenti dell'Università genovese.

Impara alla svelta e da buon terzino fluidificante qual è sa difendere e contrattaccare anche con le parole.
Per questo durante le cene in casa Spiccio ricopre l'ala sinistra del tavolo; da quel punto sa tirare splendide bordate che puntualmente Marco incassa.

Qualche maligna sostiene che è con noi perché sta svolgendo il servizio civile, forse è vero, infatti ci assiste amorevolmente e ci vizia con dei prelibati piatti che fa preparare, apposta per noi, dalla sua mamma.

Lo abbiamo eletto nostro biografo e questo certamente gli spianerà la strada per una brillante carriera, non abbiamo dubbi.

Per la sua disponibilità nel seguirci e per il ruolo di voce recitante che a volte svolge nel nostro spettacolo io lo definirei il nostro dicitore fino...

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Augusto Forin


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